Spesso si creano degli obiettivi, per rendere il percorso tortuoso che ci porta ad essi, meno faticoso da sopportare.
Quasi sempre in tempi di sovrabbondanza le aspettative sono facilmente disilluse; il responso ad una proposta concreta di pubblicazione tarda ad arrivare perché già l'indole riflessiva e selettiva tende ad escludere i pareri facilmente condizionati da chissà quale astio o repulsione provata nei confronti di chi "vuole essere folle e avere fame" in questa terra.
Questa notte si attende il primo "responso" per una volontà editoriale concreta del progetto Dante- Inferno.
Domani si lavorerà comunque e se l'obiettivo scompare perché ci si era creati una mera illusione di successo, rimarrà quell'attesa consolatrice e appagante per una prassi quotidiana ed artigianale del disegno che ha preso la stessa consistenza del tempo.
sabato 1 giugno 2013
venerdì 10 agosto 2012
DOMENICO DI MICHELINO - DANTE E I TRE REGNI
Insegnando la storia dell'arte alla scuola media si comunicano le basi essenziali di tutto il patrimonio noto dell'ambito nazionale.
Per tre anni si trasmettono ai ragazzi e alle ragazze le linee guida per poter collocare con precisione i grandi maestri dell'Arte italiana nel loro contesto storico, territoriale e nell' area culturale di appartenenza.
Loro con molta cura e disinvoltura imparano a distinguere le Stanze Vaticane eseguite ad affresco da Raffaello dalla volta della Cappella Sistina, opera del grande Michelangelo Buonarroti.
Se qualche volta apprendono che un Ministro dei Beni Culturali, qualche anno fa, ha letteralmente scritto su un suo pseudo testo o saggio che i dipinti della Cappella romana erano opera solamente del maestro "urbinate" allora scatta l'indignazione matura di chi non può permettersi dei modelli di classe dirigente mordi e fuggi.
Si, perché quel Ministro è letteralmente "fuggito" dalla circolazione.
E per fortuna.
Se, nella stesura di un programma scolastico, si riesce ad inserire qualche Maestro un po' meno noto, ma non per importanza, allora gli obiettivi della tua materia di insegnamento sono pienamente raggiunti.
Uno fra tutti e per attinenza al blog è Domenico di Michelino con una delle sue opere più note ed eseguite a Santa Maria del Fiore a Firenze nel 1465.
Aiutato nel disegno da Alesso Baldovinetti, egli presenta Dante che mostra la Divina Commedia circondato dai tre regni descritti nella sua opera: Inferno, Purgatorio e Paradiso.
Domenico di Michelino, Santa Maria del Fiore a Firenze
Quando osservi una tale opera viene naturale un leggero sconforto. Il sentimento non riguarda più il mestiere di insegnante ma quello di pittore e illustratore.
Cercando di non incasellare il progetto Dante Inferno nel solo linguaggio del fumetto e intercalando altri linguaggi come quello del colore ci si deve confrontare con questi maestri della nostra cultura che al meglio comunicavano i contenuti dell'opera. La loro e quella di Dante.
Lungi dal fare dei raffronti di pari livello, si prova, partendo da un tale onorevole (non il ministro di cui sopra) spunto ad elaborare una propria interpretazione visiva.
Ancora legato ai dettami del Medioevo, il Maestro Fiorentino come dice il Vasari subisce l'influenza del suo mentore Beato Angelico che probabilmente gli svela tutti i segreti della cultura umanistica del Quattrocento e l'arcano della prospettiva.
La mia illustrazione, in fondo a questo post è stata realizzata intorno al 2005, quando ero all'opera sui primi canti ed è influenzata da tanti riferimenti pittorici e in maniera evidente da tanta Arte Moderna che attrae il giovane studente delle Accademie di Belle Arti.
La tecnica che ho adoperato sono gli smalti acrilici e le tempere.
Il supporto prettamente cartaceo.
Chissà oggi come rielaborerei l'opera di Domenico di Michelino e chissà che non mi cimenti in un'altra versione...
bozzeto "Dante e i tre regni"
"Dante e i tre regni"
smalti acrilici e tempere- formato A3
martedì 7 agosto 2012
L' HABITAT DELLA LONZA-Illustrazione cm 50x70
Con il tempo, queste caratteristiche della Lonza legate alla sua capacità di porre un limite invalicabile di muri trasparenti e seducenti mi hanno dato l'idea di svilupparle ad un intero ambiente.
Il luogo deputato per fare da sentinella e non permettere a nessuno e tantomeno a Dante di superare quel limite invalicabile che porta verso la salvezza.
Tale è la capacita mobile della Lonza da permettere alle sue propaggini maculate di adattarsi a qualsiasi deformità territoriale. Travalica piante, rocce e altri animali votati a vivere come parassiti alla sua ombra.
Fra tutti le lucertole, simbolicamente striscianti come chi tentò Eva e predisposti a vivere in ambienti aridi e pieni di Cactus spinosi.
L'idea è quella di immaginare tutto un sottobosco di vita e flora secondaria che vive parallelamente agli eventi della storia e magari ad altre pitture di soli ambienti contaminati dalla fiera.
Vedremo se il tempo mi darà ragione.
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lunedì 6 agosto 2012
COLORAZIONE
Mi hanno sempre colpito le parole di Steven Spielberg riguardo l'annullamento del colore nel film "Schindler's list", considerandolo una sorta di siero.
Per certi versi ha ragione, il colore anestetizza la forza espressiva della comunicazione visiva del segno.
Egli definisce l'estrema scelta del bianco e nero, come l'essenza per vedere la "vera forma delle cose".
Nella sua stessa opera, però fa entrare nel campo dell'inquadratura, di una delle scene e sequenze più drammatiche del film, una bambina con un cappotto rosso.
La simbologia del colore, millenaria e antica, irrompe in tutta la sua potenza.
E' probabile che nei riguardi delle tavole esposte in questo blog ci possano essere pareri divergenti su come si debbano presentare al pubblico o in una eventuale pubblicazione.
A parer mio un' elaborazione visiva come quella da me proposta, può essere aperta a molteplici chiavi di lettura.
Nel mio modo, totalmente divergente dalla grafica in bianco e nero e molto densa di tratteggiature, il colore è fortemente contrastante, innaturale e poco pittorico.
La scelta adottata almeno per il I Canto non voleva in nessun caso, perdere la districata sottotrama di segni che escono fuori, vorticosamente, quando disegno.
Per la tav. 8 in modo particolare la distesa di diverse tonalità di gialli, presente nel corto di Greenaway e Phillips, TV Dante, imponeva una dichiarata citazione ed un omaggio.
Se il giallo corrisponde espressivamente a sensazioni di disorientamento e fastidio visivo, credo che Dante ne abbia provato abbastanza se dopo poco si è allontanato cambiando la direzione del suo percorso e chiedendo l'aiuto di una guida.
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Tavole a Colori
sabato 4 agosto 2012
INK TAV. 8 - I CANTO
L'inchiostrazione che segue una leggera traccia di disegno sul foglio, molte volte, rispetto a quest'ultimo è del tutto indipendente.
L'abbozzo eseguito volutamente schematico e privo di dettagli, per economizzare con i tempi di esecuzione, per il mio lavoro, predilige una buona impaginazione grafica. I Ballons e le cornici bianche dei riquadri tra una vignetta e l'altra devono uniformarsi ad un' unica composizione d'insieme che aiuti maggiormente la narrazione.
Questa scelta, impone naturalmente nel lettore, una maggiore pratica all'osservazione della tavola.
Soffermandosi il giusto tempo di fruizione, il linguaggio del fumetto non si consuma prediligendo la storia ma ne esalta il contenuto e molte volte lascia ampio spazio all'immaginazione trovando spunti e citazioni come quelle descritte nel post precedente.
In questa pratica un po' lontana da qualsiasi standard editoriale classico si è trovato la giusta relazione con il verso dantesco che già di per sé suggerisce lentezza nella lettura e in alcuni momenti, una vera e propria "decodifica" delle parole.
Per molte tavole dei primi canti dell'Inferno non si è mai fatto uso di penne a china o pennarelli di vario tipo.
Solo la punta del pennello.
I tratteggi sono il frutto di una stesura veloce e morbida che non può essere uguale ad una inchiostrazione seriale tradizionale ma sicuramente funzionale a quella voglia impaziente di afferrare un' idea fugace e istantanea.
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Tavole Inchiostrate
venerdì 3 agosto 2012
ISPIRAZIONE: TV DANTE di Greenaway e Phillips
Guardando i “corti”
del maestro inglese Peter Greenaway sull'Inferno di Dante che
all'epoca (fine anni 80-coadiuvato dal connazionale artista Tom
Phillips) e in tutto quello che riguardava gli sterminati archivi di
immagini documentaristiche, della BBC, utilizzate come referenze di base, si è trovato quello stimolo
creativo ed emotivo che è capace di farti imbarcare in imprese
disperate e folli.
Un vero e proprio
metalinguaggio da documentario informativo e da seconda serata che apre
l'opera del maestro fiorentino ad un nuovo medium televisivo che usa
la sperimentazione come nuova rilettura di un classico.
Condividendo questa
visione e con buona pace di chi non sopporta un' immagine colta e per
certi versi ridondante, a tratti nella fase di progettazione delle
tavole da illustrare, con grande naturalezza e cosciente ispirazione
ho pensato a tutte quelle sequenze “pregnanti” e capaci di
rimanere impresse nella memoria (la mia) e pronte ad essere riusate
aggiungendo un'altro piccolo tassello nella rielaborazione
dell'iconografia tradizionale della Lonza e del suo “Habitat”
Straordinari nel I Canto
i frame in cui si sovrappongono diversi livelli di immagini
dell'animale in posizione d'attacco o interi campi occupati solo dal
manto maculato.

A TV Dante di Greenaway e Phillips
Oppure, quando i due autori, sovrappongono alcuni cerchi concentrici che prefigurano i gironi dell'inferno creando movimento fra questi ultimi, attraverso quelle che assomigliano a cellule germinali in eterna fluttuazione. Questa presenza debordante e a tutto campo della naturale decorazione estetica del manto della Lonza poteva funzionare come seduzione per gli occhi.
A TV Dante di Greenaway e Phillips
Part. vignetta 1-Tav. 8- I Canto
Senza nessuna via di fuga, Dante è attratto e nello stesso tempo respinto dall'eccesso di seduzione primitivo e primordiale che la fiera riesce a trasmettere.
In trasparenza e nel suo territorio riposa una Lonza…
Part. Illustrazione " L' Habitat della Lonza"
smalti acrilici e tempere formato cm 50x70
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giovedì 2 agosto 2012
LA LONZA- Bozzetto tav. 8- I Canto
Il primo pericoloso ostacolo di Dante verso l' ascesa del Purgatorio è la Lonza.
Simbolo di peccato, lussuria e "incontinenza" quest'animale sinuoso e per certi versi lascivo crea nel poeta il primo di una lunga serie di conflitti interiori e di coscienza per ciò che solo una fugace visione di quest' immagine come di altre, dall'evocativo e affascinante potere simbolico, possono provocare.
Lungo la base del monte saranno tre le fiere che circonderanno Dante e che eviteranno di farlo proseguire verso la via più facile che è quella della salvezza e dell'illuminazione divina.
Di fronte alle fiere, lonza, leone e lupa, l 'oscurità percepita già nella selva oscura sembra ben poca cosa.
Delle tre citate forse la più pericolosa risulta la bestia dal manto maculato, così ammaliante per l'eccessivo abbellimento che la natura è riuscita a procurarle.
Nella stesura del primo bozzetto e dei primi studi si è voluto insistere su certe pose remissive dell'animale che creando con il proprio corpo forme curve e oblunghe non potessero fare a meno di stimolare una sorta di primitiva attrazione in chi le guardasse.
Per meglio identificare la forte aura e l'insormontabile potere che paralizza gli uomini si è pensato di ergere dei muri maculati e trasparenti che seguendo i movimenti a scatti e felini nello stesso tempo creassero dei veri e propri ostacoli non immediatamente percepiti.
Usando perlopiù una sorta di persuasione visiva, esteticamente favorevole agli occhi si rimane prigionieri per sempre di cotanta bellezza.
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