Permettetemi una semplice considerazione.
La selva oscura è quell'invalicabile muro che ognuno di noi associa ad una precisa frustrazione, ad una paura nascosta e inconscia che affiora paralizzandoci.
Dante lo sapeva benissimo. Inventa un clichè che ad oggi sembra quasi banale, ma che per lui e per il suo tempo rappresenta un esilio forzato, una incomunicabilità che spinge ad isolarsi senza nessuna possibilità di mediazione.

Cosa anticipa Dante con la selva oscura nell'oltretomba se non una premessa? Per appagare un desiderio o una debordante voglia di parlare di se con gli altri , si è disposti a creare un progetto o un percorso (fisico, materiale o puramente virtuale) superato il quale c'è una qualche forma di soddisfazione o appagamento.
Prima di intrapendere qualsiasi cammino personale o individuale, però ci si ferma e si fa una sosta davanti la selva tenebrosa.
La mia di Selva è il silenzio di questo blog che, mescolato a due o tre nevrosi e cosucce personali, mi spinge a fermarmi e ad aspettare.
Forse qualche commento?
Proprio non saprei.
Penso che Dante proseguendo sia arrivato 33 canti dopo ad uscire dall'Inferno e a rivedere le stelle e forse a compiacersi di qualcosa che nessuno aveva avuto il coraggio mai di affrontare.